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mercoledì 3 agosto 2011

Rinnovabili, visione 2030 nuovi impianti e investimenti

Quale sarà lo scenario energetico mondiale nel 2030? Cosa sarà cambiato nel rapporto fra le diverse fonti attualmente utilizzate dall’uomo? Cosa sarà necessario per garantire la definitiva transizione energetica a favore delle rinnovabili? Difficile rispondere ora ma un aiuto può arrivare dal rapporto “Revolution: battle of the grids” elaborato in questi giorni da Greenpeace.

Secondo l’associazione ambientalista, fra 20 anni i combustibili fossili non potranno più essere considerati la principale fonte di energia non solo per il prezzo esorbitante che avranno raggiunto ma, soprattutto, per l’eccessivo costo ambientale dovuto a una lunga serie di disastri che si sono via via susseguiti negli anni precedenti

Le fonti rinnovabili forniranno quindi gran parte dell’energia elettrica ma ora sorge una domanda: è più utile investire sugli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili o puntare definitivamente sulle smart-grid, ovvero le reti elettriche intelligenti in grado di ottimizzare la gestione e la distribuzione dell’energia?

Secondo Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace:

In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell’elettricità, in Danimarca superano il 28%, l’Italia è oltre il 23%, in Germania il Parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell’energia fornita dal sole e dal vento.

Nel complesso dell’Europa è ipotizzabile che le rinnovabili arrivino fino al 68% nell’arco di vent’anni. Ma per andare oltre bisogna fare delle scelte.

Due le ipotesi ventilate da Greenpeace:
  1. si punterà soprattutto sui nuovi impianti, mantenendo gli investimenti sul miglioramento della rete in linea con la programmazione attuale dei vari Paesi, cioè pari a circa 74 miliardi di euro fra il 2030 e il 2050;
  2. si investiranno fino a 581 miliardi di euro sulle reti intelligenti, allargata magari fino al Nord Africa in modo da trasportare in Europa l’energia accumulata nei deserti. L’energia in eccesso sarà utilizzata per caricare le batterie di milioni di auto elettriche fornite di nuove generazioni di batterie e accumulatori, o per la produzione di idrogeno
Sulla questione Onufrio ha infine aggiunto:
    Il vero punto debole del sistema delle smart grid sono carbone e nucleare perché hanno una produzione poco flessibile. Se la loro quota dovesse rimanere al livello attuale, in Europa si rischiano di perdere 32 miliardi l’anno di energia prodotta dal sole e dal vento: non potrebbe essere utilizzata.

    Usando come stabilizzatori del sistema gas, geotermia, biomasse, cioè fonti flessibili, si può invece ottenere il massimo della convenienza economica in uno scenario di rinnovabili molto avanzato.

Fonte: Greenstyle

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martedì 31 maggio 2011

Germania: addio al nucleare entro il 2020


È ufficiale. La Germania dice di no al nucleare e dichiara che entro il 2020 spegnerà tutti i suoi reattori. 

La tragedia di Fukushima ha soltanto reso visibile al mondo intero le conseguenze di un disastro atomico, e la Germania uno dei Paesi leader d'Europa decide per prima di dare il buon esempio rinunciando all'energia nucleare. L’addio al nucleare costerà 40 miliardi di euro, e sarà accompagnato da uno sforzo ancor più massiccio di quelli già intensi compiuti finora per la riconversione alle energie rinnovabili e pulite. 



Non ci sarà un ritorno indietro, non sarà possibile perché la nostra decisione lo vuole escludere, ha detto Roettgen. Ecco i principali punti del piano governativo, deciso dopo aver sentito la commissione etica bipartisan del Bundestag e dopo negoziati di un’intensità senza precedenti con le opposizioni, cioè socialdemocrazia, verdi e Linke:

La situazione attuale. Da alcune settimane sono accesi pochissimi dei 17 reattori: molti sono spenti per controlli di sicurezza o manutenzione. Per cui già adesso la percentuale di fabbisogno energetico fornita dalle centrali atomiche tedesche, 17 per cento circa del totale, è decisamente inferiore a quella (22 per cento) che la Germania ricava da eolico, fotovoltaico, biomassa e altre energie rinnovabili.

Già da anni, l’economia tedesca si prepara a vivere senza atomo: mentre la dipendenza dalle centrali, dal 1998 a oggi, è diminuita dal 33 per cento al 17 per cento del fabbisogno totale di elettricità, l’efficienza energetica dell’industria made in Germany è cresciuta del 48 per cento e il paese è diventato molto più competitivo e global player di economie come quella francese che invece scommettono tutto sul nucleare. Qui di seguito le date di spegnimento dei 17 reattori nucleari.

L’ultimo reattore sarà spento entro il 2021, tra appena dieci anni. Dal 2021 al 2022 tre reattori saranno tenuti in standby, pronti all’uso, in caso di rischio di blackout.  Sarà tenuto in stand-by come riserva un solo reattore, ma solo per la produzione di energia in caso di emergenze e per evitare blackout.

lunedì 30 maggio 2011

Coppa Italia 2011: Da Milano a Palermo, fermiamo il nucleare

ROMA  -  Blitz degli ambientalisti di Greenpeace nel corso della finale di Coppa Italia tra Inter e Palermo allo stadio Olimpico di Roma. Cinque attivisti, durante il primo tempo dell'incontro, hanno calato dalla copertura della Tribuna Tevere un grande striscione con la scritta "Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare", firmato Greenpeace. Non appena è comparso lo striscione, scritta nera su sfondo giallo, gli uomini della Questura di Roma si sono subito allertati per capire come intervenire e far rimuovere lo slogan. Il messaggio di Greenpeace si riferisce al prossimo referendum del 12-13 giugno, in cui gli italiani saranno chiamati a votare sì o no al nucleare.




Lo striscione di Greenpeace contro il nucleare calato dalla copertura della Tribuna Tevere dello stadio Olimpico, spiegano dalla Questura di Roma, non è stato introdotto nell'impianto a ridosso del fischio d'inizio della finale di Coppa Italia tra Inter e Palermo. Le notevoli dimensioni, infatti, ne avrebbero sicuramente permesso l'individuazione nel corso delle operazioni di filtraggio e prefiltraggio. Al momento, lo striscione (comparso durante il primo tempo) é ancora saldamente ancorato alla struttura in un'area non accessibile a tutti, ma comunque già presidiata da vigili del fuoco e personale specializzato. Per la rimozione in sicurezza, e per l'identificazione degli attivisti (due dei quali appesi con dei tiranti allo striscione per renderlo perfettamente leggibile), si attenderà il termine dell'incontro per evitare criticità e situazioni di pericolo per il pubblico presente sugli spalti. A controllare il tutto, oltre agli uomini della Questura, anche Digos e personale del Coni. La grossa scritta comparsa all'Olimpico, in un primo momento non era stata inquadrata dalle telecamere della Rai che trasmettono la finale. All'inizio del secondo tempo la tv pubblica ha mostrato chiaramente, con una ripresa da dietro la porta difesa dal portiere dell'Inter, Julio Cesar, lo striscione degli ambientalisti di Greenpeace che recita "Da Milano a Palermo fermiamo il nucleare".

A proposito..FORZA PALERMO

Fonte articolo: ANSA
Fonte Immagini e video: Greenpeace

lunedì 6 settembre 2010

...ecco come ti trivello il polo nord! + Video

Grosso modo ciò che la società inglese Cairn Energy ha pensato quando ha dato inizio alle trivellazioni nelle acque in prossimità della Groenlandia.
L'area del circolo polare artico secondo recenti (e non solo) studi e rilevazioni effettuate, risulterebbe ricchissima di oro nero: i dati ufficiali riportano che il 13% degli interi giacimenti petroliferi mondiali e il 30% del gas  si troverebbero proprio sotto i ghiacci artici.

Estrarre petrolio nelle aree artiche è una sfida contro la natura che ha pochi confronti, sia che avvenga in mare che sulla terraferma. Gli uomini addetti ai lavori, qualunque attività eseguano, devono fare fronte ai movimenti del pack, agli iceberg, alle temperature estremamente fredde, alle tempeste e alle condizioni estreme quando scende la notte artica che dura circa 6 mesi.


Appare chiaro il motivo per cui oltre alla Gran Bretagna, grandi Paesi come USA, Canada e Russia stanno effettuando importanti rilevazioni nel mare artico.
"Con questa spedizione vogliamo definire con precisione quali sono i confini geologici dei nostri territori, quelli cioè che il trattato internazionale dei mari permette di considerare propri e quindi di esplorarli e sfruttarli", ha spiegato Brian Edwards del Servizio Geologico americano. La Russia aveva preceduto tale spedizione con una propria nave e due anni fa aveva mandato fin sul fondo del Polo Nord un sommergibile dove piantò la propria bandiera.



Verrebbe da chiedersi se alla luce del disastro, da molti annunciato, della Deep Horizon, quali sono i reali rischi a cui ci si imbatte nel tentare trivellazioni in aree così remote, al limite estremo della terra.
Per questi motivi le compagnie petrolifere al momento stanno esplorando le aree marine più vicine alle coste e le più accessibili e, quando è possibile, cercano di costruire piccole isole artificiali da collegare alla terraferma così da trasformare un'esplorazione off-shore (in mare aperto) in una su terra. Quando non è possibile si costruiscono gigantesche strutture in acciaio che vengono ancorate sul fondo marino. La piattaforma russa Prirazlomnoye, ad esempio, quasi completamente costruita su un campo petrolifero dove si prevede la presenza di 610 milioni di barili e che si trova al nord della Russia, peserà 100.000 tonnellate e si trova su un mare profondo 20 metri. In questo caso sarà la sua gigantesca massa a proteggerla dal ghiaccio che la assedierà per otto mesi l'anno.

Quando bisognerà andare ancor più al largo le piattaforme saranno costantemente protette da rompighiaccio. La prima di queste sarà anch'essa russa e verrà costruita a 650 km dalle coste con un mare profondo 300 m e costantemente circondata dai ghiacci. Essa inizierà ad operare nel 2016.

Tutte le compagnie petrolifere insistono nel sostenere che le piattaforme saranno a prova di ogni evento estremo. Ma nonostante questo, molti gruppi ambientalisti fanno presente che il pericolo non viene solo dalle piattaforme ma anche dalle navi che dovranno fare la spola con esse per rifornirsi di olio. Il pack, gli iceberg e le tempeste renderanno inevitabili gli incidenti e in acque fredde una fuoriuscita di petrolio potrebbe creare danni realmente irreversibili all'ambiente. In quel mondo infatti, una fuoriuscita di greggio può essere contenuta solo in estate, ma le acque molto fredde rendono l'olio molto più stabile che non in quelle calde. Per la natura è assai più difficile eliminarlo e, come si è visto in Messico, l'uomo riesce a fare ben poco.

Fonte: Greenpeace, La Repubblica

Help the planet Go Beyond Oil

La fuoriuscita di petrolio dalla Deepwater Horizon ha gettato luce sulle conseguenze a lungo termine che la nostra dipendenza dal petrolio ha sulla natura e sul clima. Invece di inseguire le ultime gocce di "sporco" petrolio, dobbiamo dare una decisa accelerata alla nascita dell'era dell'energia pulita. Abbiamo solo un pianeta, e se dobbiamo proteggerlo tutti quanti - dalle comunità locali, ai business, ai Governi - dobbiamo impegnarci ed unirci per andare oltre l'era del petrolio





Fonte: Greenpeace